L’Istituto Ballardini si sta avvicinando piano piano al secolo di vita.

Fu infatti nel 1916 che ebbero inizio le prime attività, in orario serale e in collaborazione con la prestigiosa Manifattura che era stata dei fratelli Minardi.
Nel 1919 la scuola diviene ufficialmente Regia Scuola di Ceramica di Faenza, occupando i locali messi a disposizione dal Comune in Palazzo Strozzi, dove ancora risiede.
Ideatore e promotore della volontà di costruire questa realtà fu Gaetano Ballardini che, appena otto anni prima, aveva fondato quello che oggi è il Museo Internazionale delle Ceramiche.

Scopo principale della scuola era quello di innalzare il livello di qualità delle aziende produttrici faentine, creando maestranze preparate culturalmente e professionalmente.
Sin dai primi anni nella scuola si formarono le due “anime” che ancora oggi la caratterizzano, quella artistica, rivolta agli studi d’arte e alle botteghe artigiane, e quella tecnologica, caratterizzatasi già da 1920 proprio per rispondere a richieste professionali precise della grande industria ceramica che cominciava a svilupparsi in Italia, e che costituirà dagli anni ’50 in poi il principale polo produttivo del mondo di ceramiche per l’edilizia ( Modena- Reggio Emilia, Faenza). Ma la ceramica accompagna l’uomo da millenni, ne documenta le abitudini, gli spostamenti, gli stili di vita quotidiana. Un antico coccio sotto terra può raccontarci molte cose: culti, abbondanza alimentare o povertà ecc, espressioni d’arte e progressi tecnologici. Per questo la scuola faentina non poteva non occuparsi della Conservazione e del Restauro della Ceramica e della cultura che essa esprime.

Negli anni ’50 partono corsi per Restauratore Ceramista che nel 1960 divengono Corsi di Magistero assieme a quelli Artistici e Tecnologici, consolidando così lo schema ternario che ancora oggi caratterizza i nostri indirizzi di studio. Il periodo anteguerra (1919- 1939) fu caratterizzato dall’intuizione geniale di Ballardini di fare collaborare un direttore artistico come Domenico Rambelli, prestigioso scultore e disegnatore che non proveniva dal mondo prettamente ceramico, con il maestro indiscusso della decorazione, Anselmo Bucci, virtuoso dell’esecuzione e padrone come nessun altro delle tecniche esecutive. Questa “accoppiata vincente” potè godere della collaborazione di Maurizio Korach, che Ballardini chiamò a dirigere i laboratori scientifici tecnologici. Insigne tecnologo ceramista proveniva dall’Ungheria dove, allievo di Vartha, aveva già operato nella celebre manifattura Zolnaj di Pech, la più rinomata azienda nella produzione di incantevoli Lustri Metallici.
Se l’Art Decò caratterizza la tendenza stilistica dell’epoca (a pari passo con la moda, la pubblicità, l’editoria, l’arredamento ecc), nei decenni seguenti l’Istituto riesce a mantenersi sempre attento e fedele depositario delle evoluzioni artistiche, nuove scoperte scientifiche, contaminazioni con le arti di avanguardia.

Ciò che avviene nel mondo dell’arte e dell’industria ceramica, viene puntualmente assorbito e rielaborato nei percorsi didattici: spesso addirittura l’Istituto anticipa nuove stilizzazioni e mode del design industriale ceramico grazie a precise ricerche svolte anche su commissione di prestigiose aziende, le quali poi producono in grande serie piastrelle e forme progettate e prototipate a Scuola.

Gli anni del dopoguerra (con la fine della monarchia la scuola diviene “Istituto Statale d’Arte” nel 1946) consegnano all’arte generazioni di grandi artisti e tecnologi che si sono formati da allievi al Ballardini: Angelo Biancini succede a Rambelli nell’insegnamento della Scultura Ceramica. Albert Diatò da Monaco, Hans Hedberg dalla Svezia, Carlo Zauli, Pier Carlo Pantieri, Pino Spagnulo, Nanni Valentini, Ivo Sassi, Alfonso Leoni, Carmen Silvestroni, per citarne alcuni, faranno parlare di loro per decenni nel panorama della ceramica e dell’arte contemporanea. La direzione passa da Ballardini a Tonito Emiliani che inserisce nella gestione dei laboratori tecnologici, dopo Korach, personaggi importanti che provengono da grosse esperienze industriali, come Fulvio Ravaioli, Vincenzo Mosca, Giovanni Santandrea, Lia Meandri e, in ambito scientifico, procura le collaborazioni di importanti docenti universitari come Leopoldo Cini e Antonio Gatta.

La disciplina del Restauro è affidata all’esperto Timo Barnabè. Gli ultimi trent’anni vedono il susseguirsi dei due Presidi titolari, Gastone Vecchi e Rolando Giovannini, che pur con i necessari adattamenti dell’Istituto alle nuove normative scolastiche, mantengono nei corsi i tre indirizzi storici d’Arte, Tecnologia e Restauro della Ceramica.

I Corsi di Perfezionamento post diploma, istituiti nel 1980, lavorano senza interruzione, in orario diurno o serale, fino ad oggi; corsi che hanno formato un elevato numero di allievi di tutto il mondo (in particolare Giapponesi, Coreani, Sud Americani, Spagnoli, Greci e dell’Est europeo), per opera di docenti ed ex docenti, tuttora attivi ceramisti, che rappresentano la continuità nel lavoro e nelle conoscenze sedimentate, dei grandi maestri che li hanno preceduti.